Il Comune si disfa degli asili nido comunali

Così si spiega che ad oggi, 15 maggio 2015, ancora non ci sia traccia dei bandi di iscrizione per la scuola dell’infanzia: perché dal prossimo settembre i posti disponibili nei due nidi passeranno da 110 a 98, in pratica non verranno attivate le sezioni lattanti.

Di anno in anno i posti disponibili scenderanno fino ad esaurimento delle classi, fino a quando, in un paio di anni, l’operazione “razionalizzazione dei servizi a domanda individuale” (come suggerito nell’ultima revisione del bilancio) sarà giunta a completamento, con una totale esternalizzazione dei servizi pubblici a favore di privati o addirittura la loro chiusura.

Una missione che parte da lontano. Con la giunta Benedetti era stato esternalizzato l’asilo nido di San Giacomo. Con la giunta Cardarelli si parla di cedere al privato anche l’asilo nido di Via Martiri della Resistenza e di Villa Redenta.

L’amministrazione comunale dà la colpa a Renzi: siccome il comune è un cattivo pagatore, la legge di stabilità vieta qualsiasi assunzione, quindi non si possono assumere nuove maestre e per forza di cosa, tra pensionamenti e trasferimenti, il servizio andrà a morire.

Eppure, ci pare che qualche assunzione qua e là al comune ogni tanto ci scappa, qualche consulenza per il bilancio (€14.000 alla ernst&young e ben 82.625.66 di base per il nuovo dirigente a chiamata Gori), chiamata diretta per Frontalini (ai fondi europei, €23.000), la riconferma di tutti i dirigenti (una cifra che si aggira sui €543.000 nel 2014) e dei 24 APO (di cui non ci è dato sapere i costi). Oltre a ciò, la relazione dei revisori afferma che la copertura dei servizi all’infanzia (pari al 49% rispetto agli introiti) rispetta i parametri del patto di stabilità: il servizio costa al comune circa €257.000. Ma al di là del dato numerico, qui siamo di fronte a una vera e propria cancellazione dei servizi al cittadino.

Davvero il Sindaco Cardarelli vuole essere ricordato come colui che sancì la fine degli asili nido comunali, fiore all’occhiello della città di Spoleto, con personale altamente formato in oltre trenta anni di attività? Non è anche questo “un gioiello di famiglia”, patrimonio pubblico che va preservato e difeso con le unghie e con i denti nel rispetto del principio di sussidiarietà e bene comune? I nostri amministratori ci spieghino ora: ma le tasse che le paghiamo a fare? Dobbiamo pagare in questo modo i vostri 15 milioni di buco?

(foto vita.it)

 

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