UMBRIA: IL CUORE GRIGIO D’ITALIA (Spoleto e Gubbio i ventricoli di questo cuore grigio)

C’era una volta una regione chiamata da tutti “il cuore verde d’Italia” per la straordinaria presenza di vasti terreni, boschi e sottoboschi che s’interrompevano di tanto in tanto solo per dar vita a cittadine di costruzione medievale. Un territorio incontaminato, un esempio di ecosostenibilità.

C’era una volta, ora non più.

Oggi, oltre all’architettura medievale, le città di questa regione hanno in comune anche dell’altro: cementifici. E’ il caso di Spoleto (con il cementificio Cementir) e di Gubbio (che ne possiede ben due: Colacem e Barbetti).

Le sostanze chimiche e i metalli pesanti che producono sono già dannosi per l’ecosistema e, come è accaduto a Gubbio, il rischio che questi superino i valori prestabiliti non è affatto un’invenzione, ma la realtà. C’è di più: c’è l’idea di sostituire i tradizionali combustibili con il CDR, il combustibile da rifiuto.

A Spoleto tale volontà era già stata espressa tempo indietro e il progetto è tutt’ora in piedi; a Gubbio alcune forze politiche (Pd e Udc) vorrebbero «riaprire le porte dei cementifici per incenerire i rifiuti». Il problema, come spiega il dottor Vantaggi (candidato sindaco per la lista civica “Un’altra Gubbio” e nostro ospite all’incontro “Rifiuti Zero” del 22 Gennaio) è che «nell’espressione generica “valorizzazione energetica” della quota residua del 35% dei rifiuti ottenuta dalla raccolta differenziata», c’è il rischio che questi possano essere bruciati nei cementifici. Il che è un controsenso (a prescindere dal fatto che bisognerebbe accantonare del tutto l’ipotesi dell’incenerire i rifiuti): la raccolta differenziata, infatti, rende inutile il fatto di bruciare i rifiuti; dal momento che essi, una volta divisi, vanno sottoposti al riciclaggio e, successivamente, riutilizzati sotto forma di nuovi materiali (sono le tre R: RIDUCI RICICLA RIUSA). Che senso ha attuare la raccolta differenziata se poi gli stessi materiali vengono inceneriti? A quale pro se non quello economico di chi gestisce i cementifici?

Inoltre, è bene ricordare che chi ha la volontà di bruciare rifiuti nei cementifici sa perfettamente che questi «hanno limiti di concentrazioni di inquinanti, autorizzati allo scarico in atmosfera, superiori rispetto agli inceneritori pur avendo un flusso di emissioni maggiore»: un’ agevolazione non da poco per questi signori!

Tanto per chiarire il danno che il CDR produce, basta sapere che la legislatura americana obbliga i cementieri ad indicare sui contenitori del cemento se quest’ultimo deriva o no dallo smaltimento dei rifiuti, perché il cemento che si ottiene dallo smaltimento di CDR è pericoloso per la salute attraverso i manufatti con esso realizzati. Inoltre, studi (del Politecnico di Milano) hanno dimostrato che nei cementifici utilizzanti CDR c’è un innalzamento dei metalli pesanti dispersi nell’aria, così come per gli altri agenti tossici presenti nei fumi.

Dunque, c’è un filo invisibile che lega Spoleto- Gubbio e che consiste nella scorretta gestione dei rifiuti per tornaconti economici e poi c’è un fumo ben visibile che è quello dei cementifici, che presto potrebbe sommarsi a quello degli inceneritori…insomma, anche il cuore più forte, se maltrattato, cede.

Proponiamo qui di seguito un articolo che illustra con più chiarezza i danni che provocano i cementifici a Gubbio, e quelli che potrebbero provocare con l’uso del CDR:

Gubbio, allarme veleni per il cuore verde d’Italia

0 0 votes
Article Rating
Segui la discussione
Notificami
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments